#ThatNotSoShortReview: Dreamland – Nancy Bilyeau

#ThatNotSoShortReview: Dreamland – Nancy Bilyeau

{:it} 4/5 Car* lettor*, oggi vi parlo di un murder mystery storico, ambientato nella Coney Island e dintorni del 1911. Un libro che ho letto d’un fiato e che, seppur con qualche punto debole e un finale un po’ prevedibile, mi ha lasciata con gli occhi incollati alle parole. Sto parlando di Dreamland, di Nancy Bilyeau, pubblicato l’anno scorso. C’è del romance, tanto mistero e angst, ma anche tantissimi riferimenti a temi scottanti come i pregiudizi nei riguardi degli immigrati e le ingiustizie che subivano, le differenze sociali e il ruolo della donna in quel periodo. Purtroppo non è stato ancora tradotto in italiano (e spero vivamente che prima o poi accada), dunque la recensione riguarderà la versione originale in inglese. Pronti? Dalla trama ufficiale: The year is 1911 when twenty-year-old heiress Peggy Batternberg is invited to spend the summer in America’s Playground.The invitation to the luxurious Oriental Hotel a mile from Coney Island is unwelcome. Despite hailing from one of America’s richest families, Peggy would much rather spend the summer working at the Moonrise Bookstore than keeping up appearances with New York City socialites and her snobbish, controlling family.But soon it transpires that the hedonism of nearby Coney Island affords Peggy the freedom she has been yearning for, and it’s not long before she finds herself in love with a troubled pier-side artist of humble means, whom the Batternberg patriarchs would surely disapprove of.Disapprove they may, but hidden behind their pomposity lurks a web of deceit, betrayal and deadly secrets. And as bodies begin to mount up amidst the sweltering clamour of Coney Island, it seems the powerful Batternbergs can get away with anything…even murder.Extravagant, intoxicating and thumping with suspense, bestselling Nancy Bilyeau’s magnificent Dreamland is a story of corruption, class and dangerous obsession. Questo è uno di quei casi in cui la copertina mi ha attirata subito. Mi ha ricordato un po’ le tinte magiche de Il Circo della Notte e, sebbene questo libro sia ben lontano dallo stile della Morgenstern e dalla trama, il tema del parco divertimenti mi ha attirata come una falena alla luce.  La seconda cosa che mi ha colpito, appena ho iniziato a leggerlo, è il modo in cui le parole ti catapultano direttamente nella New York del 1911, con le sue meraviglie e le sue contraddizioni. Le vicende si svolgono tra i grandi hotel di Coney Island (il Manhattan Beach, l’Oriental e il Brighton Beach) e uno dei tre parchi divertimento di Coney Island, Dreamland, con qualche passeggiata a Central Park e dintorni. Oltre i minuziosi dettagli fisici qua e là, dagli abiti alle strade agli hotel stessi, quello che salta agli occhi è l’incredibile conoscenza della società dell’epoca e, soprattutto, le differenze tra la classe lavoratrice e più povera e quella lussureggiante di cui fa parte la protagonista, Margaret “Peggy” Batternberg. La sua famiglia è una delle più ricche di New York, proprietari di numerosi siti minerari, ma Peggy è la tipica eroina e pecora nera che amo tanto: indipendente, leale e ottusa, con un cuore enorme e un po’ di ingenuità dovuta alla bolla di vetro in cui è cresciuta. Nonostante i privilegi che la proteggono in ogni sua mossa, Peggy riesce a capire e a vedere dove stanno i limiti della sua famiglia e lo dimostra fin dall’inizio, quando la troviamo a lavorare in una libreria anche se non ne ha bisogno, o quando si mescola tra ballerini, venditori di street food e lavoratori di Dreamland senza mai guardarli con presunzione—anzi, in questo caso i pregiudizi erano rivolti a lei, una capricciosa erede annoiata che non ha mai dovuto lavorare un giorno della sua vita per comprare i suoi costosi abiti o i numerosi gioielli che indossa. Everything is real on Coney Island—and nothing is real. L’incontro con Stefan, un immigrato serbo e artista che lavora a Dreamland, la porterà a sognare una vita diversa, piena di amore e avventura, ma quando inizieranno a comparire cadaveri lungo i loro passi, ben presto verranno entrambi catapultati in una rete di inganni e ingiustizia, non solo da parte della famiglia di lei, ma soprattutto da chi avrebbe dovuto lavorare per trovare i veri colpevoli, ovvero il Dipartimento di Polizia. Ogni personaggio è impregnato di odio verso gli immigrati, anche alcuni immigrati stessi nei confronti di altre nazionalità. Serbi che odiano Italiani che odiano Russi. C’è così tanto razzismo e pregiudizi da farmi rivoltare lo stomaco. E più di una volta ho temuto per la loro incolumità. A proposito di questi due adorabili idioti: la loro storia d’amore è forse un po’ troppo veloce per i miei gusti e avrei voluto molte più scene con loro due insieme (sono adorabili da far male); posso però capire perché si siano innamorati così in fretta, nonostante le abissali differenze sociali che, per quel tempo, erano insormontabili: l’uno era il conforto dell’altro, la promessa di una vita migliore che hanno sempre agognato; qualcuno che li vedesse con occhi sinceri e per le persone che sono e non per quelle che la società si aspetta. E poi, anche io mi sono innamorata subito di Stefan—come si può non amare un gentiluomo dall’inglese stentato, che parla di arte e ideali con così tanto ardore, umile e semplicemente buono nonostante le ingiustizie che ha subito? Lo adoro. Ne voglio uno anche io. [Spoiler: evidenziare il testo per leggerlo]: ho capito le motivazioni che hanno spinto Stefan a tornare in Europa e a lasciare Peggy e New York. Da una parte ero conscia che questi due non avrebbero potuto avere un lieto fine, ma ha fatto male comunque. Tanto. Ho tifato per loro fino alla fine e, anche se so che sia inutile, continuo a sperare in un sequel. Ne ho bisognooo! Dei personaggi secondari ho adorato Lydia, la sorella di Peggy, che ha avuto tra tutti una crescita enorme: dalla sciocca giovane che desidera un matrimonio conveniente con un ricco e bel giovanotto, a una donna che vuole combattere per i suoi diritti e la giustizia. Ho

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